Piattaforma di citizen science avviata nel 2008 all'Università della California a Berkeley e oggi gestita da un'organizzazione no profit indipendente. L'app suggerisce la specie con la visione artificiale, ma il nome definitivo lo conferma la comunità: quando due utenti concordano, l'osservazione diventa "research grade" ed entra negli archivi pubblici di biodiversità come GBIF. Le osservazioni caricate superano il centinaio di milioni, con una rete italiana attiva su parchi e aree protette.
Strumento per chi vuole imparare e non solo etichettare: mappe, tassonomia, discussioni sotto ogni cartellino. Vanno accettate due condizioni: la lentezza, perché la conferma umana può richiedere giorni, e la registrazione, dato che le osservazioni sono pubbliche. Copre anche funghi, insetti e animali, quindi non è un'app da giardinaggio: di coltivazione non parla affatto.
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