Un nome sbagliato può costare una pianta: c'è chi annega un'euforbia credendola un cactus e chi raccoglie foglie che sarebbe meglio non toccare. Le app per riconoscere le piante chiudono il dubbio in pochi secondi, con uno scatto e un modello addestrato su milioni di immagini. Qui sono raccolti gli strumenti davvero usati in Italia, dai progetti scientifici pubblici alle app commerciali dedicate alla cura del verde di casa.
Nel selezionare le app per riconoscere le piante il confronto ha guardato a cose concrete: quante specie contiene il database e quanto pesa al suo interno la flora europea, se il riconoscimento parte da foglia, fiore o pianta intera, quanto costa l'abbonamento e cosa resta gratuito, come se la cava lo strumento con specie simili tra loro, se i risultati passano da una revisione umana, quali dati raccoglie e se la traduzione italiana regge. Fuori dalla lista sono rimaste le app abbandonate dagli sviluppatori.
L'ordine delle posizioni lo decidono i voti della comunità, non la redazione: chi ha provato uno di questi strumenti in un bosco o su un balcone pesa più di qualsiasi classifica compilata a tavolino. Nelle schede vale la pena leggere pregi e difetti accanto ai commenti, perché un'app impeccabile sulla flora spontanea può rivelarsi inservibile con le piante d'appartamento, e viceversa.
Progetto nato nel 2009 dalla collaborazione tra Cirad, INRAE, Inria e IRD, con app pubblica dal 2013. Il riconoscimento parte dalla foto di un singolo organo: foglia, fiore, frutto, corteccia o portamento, e più immagini si caricano più la proposta si affina. Ogni risultato arriva con una percentuale di affidabilità e con il rimando alla flora regionale scelta, comprese quelle dell'Europa occidentale. Nessuna pubblicità, nessun abbonamento: le osservazioni condivise alimentano un archivio pubblico.
Terreno ideale la flora spontanea: prati, bordi strada, boschi. Sulle cultivar ornamentali e sulle piante da vaso è meno puntuale, perché non sono il suo obiettivo dichiarato. Non offre promemoria di irrigazione né schede di coltivazione, quindi chi cerca un assistente per il balcone resterà a mani vuote. Serve una minima disciplina nello scatto: sfondo pulito e organo inquadrato da vicino.
Sviluppata da Glority, è tra le app di riconoscimento più scaricate nella categoria giardinaggio degli store italiani. Punta sulla rapidità: uno scatto, nome scientifico e volgare, poi una scheda con esposizione, irrigazione, terreno e tossicità per cani e gatti. Ci sono la diagnosi delle malattie fogliari, i promemoria di cura, l'identificazione di erbe infestanti e insetti e la possibilità di girare il caso a botanici in carne e ossa.
Il modello è in abbonamento con prova gratuita breve, e da qui nasce la maggior parte delle lamentele: rinnovo automatico e disdetta poco evidente. Chi tiene piante in casa e sul balcone trova il pacchetto più completo del gruppo; chi vuole solo il nome di un fiore di campo se la cava con strumenti gratuiti. Le schede sono in italiano, con qualche resa approssimativa dei nomi comuni.
Piattaforma di citizen science avviata nel 2008 all'Università della California a Berkeley e oggi gestita da un'organizzazione no profit indipendente. L'app suggerisce la specie con la visione artificiale, ma il nome definitivo lo conferma la comunità: quando due utenti concordano, l'osservazione diventa "research grade" ed entra negli archivi pubblici di biodiversità come GBIF. Le osservazioni caricate superano il centinaio di milioni, con una rete italiana attiva su parchi e aree protette.
Strumento per chi vuole imparare e non solo etichettare: mappe, tassonomia, discussioni sotto ogni cartellino. Vanno accettate due condizioni: la lentezza, perché la conferma umana può richiedere giorni, e la registrazione, dato che le osservazioni sono pubbliche. Copre anche funghi, insetti e animali, quindi non è un'app da giardinaggio: di coltivazione non parla affatto.
Progetto pubblico tedesco della Technische Universität Ilmenau con il Max Planck Institute per la biogeochimica, attivo come app dall'aprile 2018 e finanziato da ministeri federali. Copre oltre trentamila specie di piante vascolari e guida lo scatto passo per passo: prima il fiore, poi la foglia, infine la pianta intera, così l'algoritmo ragiona su informazioni coerenti. Gratuita, senza pubblicità e senza raccolta di dati personali, tradotta in una ventina di lingue compreso l'italiano.
La flora europea è coperta bene, quindi regge in montagna e nei prati italiani; su tropicali e ornamentali da vaso è fuori dal suo terreno. La procedura guidata allunga i tempi rispetto a un'app da uno scatto solo, però taglia gli errori grossolani. Le schede restano botaniche e sobrie: caratteri, distribuzione, stato di protezione, nessun consiglio di irrigazione.
Non è un'app botanica ma un motore di ricerca visuale, integrato nell'app Google, in Chrome, in Foto e nella fotocamera di molti Android. Basta un'immagine, anche vecchia o ritagliata da uno screenshot, per ottenere corrispondenze visive, il nome probabile e i collegamenti a schede, forum e vivai online. È gratuito, senza abbonamenti né limiti di scansioni, e si comporta bene sulle ornamentali più diffuse in commercio.
Va benissimo per il colpo d'occhio: la pianta vista in un vivaio, in un ufficio, in un giardino pubblico. Non fornisce un nome scientifico validato, non archivia le osservazioni e confonde le specie affini, perciò sulla flora spontanea resta un indizio e non una risposta. Le informazioni provengono da pagine web di qualità disomogenea: la verifica tocca a chi guarda.
App dello studio AIBY, erede di NatureID, allargata oltre la botanica: riconosce anche funghi, insetti e minerali. La trovata più pratica è il riconoscimento differito, che permette di fotografare in escursione senza copertura e ricevere i nomi al ritorno online. Completano il quadro il misuratore di luce che sfrutta la fotocamera, la valutazione dello stato di salute, l'erbario personale e i promemoria di cura, il tutto in italiano.
Pensata per chi accumula piante in casa e vuole una scheda per ogni esemplare, con storico delle annaffiature. Le funzioni utili stanno dietro un abbonamento settimanale o annuale, e nelle recensioni tornano segnalazioni di raccolte perdute dopo il cambio di dispositivo. Sulla flora spontanea è meno affidabile dei progetti scientifici e sulle specie rare le schede si fanno generiche.
Progetto di origine ucraina con un bacino di utenti dichiarato in decine di milioni, utilizzabile anche dal browser oltre che da telefono. Riconosce piante e funghi dalle foto, calcola la quantità d'acqua consigliata per specie e vaso, costruisce un calendario di cura e apre una chat con botanici per i casi ostinati. Il diario fotografico consente di seguire mese per mese la crescita dello stesso esemplare.
Il taglio è domestico: piante d'appartamento, orto sul balcone, foglie gialle da interpretare. Chi cataloga flora spontanea trova database più solidi altrove. Il punto debole è commerciale: prova a prezzo simbolico, rinnovi automatici e molte recensioni sulla difficoltà di disdire. Conviene attivarlo solo dopo aver letto per bene le condizioni dell'abbonamento.
Nata nel 2017 in Colorado dall'idea di Eric Ralls, dichiara un archivio di oltre seicentomila voci tra piante, alberi, cactus, succulente e funghi. Al riconoscimento affianca una mappa globale delle segnalazioni, i consigli di coltivazione e, nelle versioni recenti, un assistente conversazionale per parassiti e malattie. La versione gratuita limita gli scatti giornalieri e mostra pubblicità, il piano a pagamento le toglie.
Curiosa per chi viaggia e vuole vedere cosa hanno fotografato gli altri nella stessa valle. La precisione resta però il tallone d'Achille: sulle specie europee simili tra loro sbaglia più spesso di Pl@ntNet o Flora Incognita, e la scheda che restituisce è corta. Da tenere come seconda opinione, non come riferimento tassonomico.
App della tedesca PEAT, costruita per l'agricoltura e non per il vaso sul terrazzo: riconosce colture, erbe infestanti e soprattutto sintomi, con centinaia di malattie, carenze e parassiti catalogati su decine di specie coltivate. Dopo la diagnosi propone misure di trattamento e prevenzione, mentre una comunità di agricoltori commenta le foto caricate. È gratuita e ha trovato la sua diffusione maggiore in India.
Ha senso per chi coltiva vite, olivo, pomodoro, grano o frutteto e vuole capire una macchia sulle foglie prima di chiamare il tecnico. Per fiori di campo, alberi ornamentali e piante d'appartamento è lo strumento sbagliato. I consigli agronomici sono tarati su mercati extraeuropei, quindi i prodotti citati non corrispondono sempre a quelli autorizzati in Italia.
Blossom è un'app per iPhone e Android della statunitense Conceptiv Apps, sull'App Store dal 2019. Riconosce la pianta da una foto e restituisce nome, scheda di coltivazione e diagnosi dei problemi, con un botanico AI a cui fare domande; interfaccia e schede sono tradotte in italiano. Oltre al riconoscimento ci sono promemoria per innaffiature e concimazioni, il calcolo dell'acqua e un misuratore di luce che usa la fotocamera per capire se un angolo di casa è abbastanza luminoso.
Va bene a chi tiene piante in vaso e vuole tutto in un posto: identificare, capire cosa non va sulle foglie, ricordarsi di bagnare. Chi cerca solo il nome di un fiore visto lungo un sentiero si troverà meglio con gli archivi botanici collaborativi, perché qui il database punta su ornamentali e da appartamento. La prova gratuita dura pochi giorni, poi quasi tutto passa dietro l'abbonamento mensile o annuale.